Yoga per principianti in italiano!

Chi vuole iniziare a fare yoga? Può essere difficile trovare il materiale online per yoga per principianti in italiano! Ci sono diverse insegnanti che fanno lezioni online, ma raramente sono accessibili per tutti! Il consiglio è di iniziare con un corso dal vivo, così da sperimentare lo yoga sulla propria pelle con un insegnante e con dei compagni di pratica!

Consigli per iniziare a fare yoga

Il consiglio principale è di ascoltare il proprio corpo, così da non fare niente che vi può fare male! Il secondo consiglio: iniziare con hata yoga! Avete tutto il tempo di esplorare tutti gli stili di yoga, ma vi conviene iniziare dallo stile meno dinamico, per lasciare che il vostro corpo si abitui alle posizioni prima di tutto, e poi per poter assaporae totalmente l’essenza dello yoga, avendo modo di praticare anche pranayama e meditazione, che sono pure parti fondamentali dello yoga.

Il fatto che ci siano poche risorse di yoga per principianti in italiano può essere un vantaggio: potrebbe spingervi a cercare un corso fuori casa, il che è sempre una buona occasione per socializzare ma anche per imparare al meglio! Le lezioni yoga sono molto preziose, ma a volte tolgono la personalizzazione e la possibilità di confronto.

Bisogna essere flessibili per fare yoga?

Spesso sento dire: bisogna essere flessibili per fare yoga. Non so da dove sia nata questa idea, se dal fatto che per un periodo gli yogi facevano contorsionismo per le strade dell’India, ma la verità è che lo yoga non ha niente a che fare con il contorsionismo e con quanto riesci a piegarti in avanti senza piegare le ginocchia! Per iniziare a fare yoga bisogna avere semplicemente un po’ di motivazione e curiosità…ed il gioco è fatto!

Lo yoga accessibile

Su questo sito, mi concentrerò principalmente sullo yoga accessibile, ovvero lo yoga per tutti. Potete dare un’occhiata ai miei spunti per la vostra pratica yoga  – che siate principianti o meno – a breve sarà disponibile anche un manuale di yoga per principianti in italiano in formato pdf!

Testi fondamentali sullo yoga

In tanti mi chiedono consiglio su cosa leggere per approfondire la pratica dello yoga. Mi trovo sempre un po’ in difficoltà perché la letteratura Vedica (entro la quale lo yoga si colloca) è molto molto vasta! 

Inserisco una una brevissima lista di testi essenziali sullo yoga, se così si possono definire! Scrivetemi pure se avete domande!

I testi fondamentali sullo yoga:

  • Bhagavad Gita: il poema epico dello yoga

La storia di Arjuna, il guerriero che si trova a combattere contro i suoi parenti ed amici, e di come Krishna lo sprona a seguire il suo Dharma

  • Iyengar: il padre dello yoga moderno
  • Yoga Sutra di Patanjali
  • Per un riassunto

Per un riassunto dei testi principali riguardo allo yoga posso suggerire un libro autopubblicato da un mio amico, che ha cercato, per quanto possibile, di offrire una panoramica sulla disciplina e la filosofia dello yoga.

Dolore cronico e yoga: il distacco

Dolore cronico: quell’ospite inatteso

In questi giorni non riesco a non pensarci. Al fianco e al braccio destro sento un dolore muscolare che non se ne va. Non è il dolore di quando hai sforzato i muscoli e neanche quello di quando hai preso una botta. E’ come se il muscolo non si riuscisse a rilassare e si lamentasse tutto il tempo.

La cosa difficile è che non passa con i massaggini, né con la pratica. Se ne va quando vuole lui, o forse chissà, quando si calma la mente. In dei momenti è così esasperante che tutto quello che vorresti è solo perdere la sensibilità dell’arto completamente.

Se ne parla poco. Neanche il fatto che una delle cantanti pop del momento, Lady Gaga, ne soffra è servito a molto. E’ stata data la notizia del concerto cancellato, della sua diagnosi difficile e poco più.

Eppure per chi lo vive ogni giorno il dolore cronico influenza tutte le giornate. Vivere nel dolore richiede un alto grado di accettazione e tanta pazienza. L’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha riconosciuto il dolore cronico come uno dei maggiori problemi mondiali di salute pubblica. ln Italia, il mal di schiena sembra essere al primo posto tra i dolori cronici, seguito da cefalea acuta ed emicrania.

Ma se il dolore cronico è così difficile da gestire, come conciliarlo con la pratica yoga, che richiede presenza e consapevolezza costante?

Soprattutto nella fase di meditazione, il dolore è un ostacolo grande da superare. Rimanere fermi in una posizione può essere fastidioso, se non doloroso. Per questo è importante adattare alle proprie necessità anche questa pratica: piccoli movimenti, respirazione profonda e qualsiasi cosa ci aiuti a stare a nostro agio. Trovare quel silenzio interiore che tanti cercano non è facile, ma è un alleato formidabile nell’accettazione e nel superamento del dolore.

Pratyahara: il distacco

Per la meditazione, secondo gli otto rami dello yoga, non basta controllare il respiro, trovare concentrazione e stare seduti nella posizione del loto. Per meditare veramente, è necessario trovare il distacco con i propri sensi. Per quanto assurda può sembrare questa frase la prima volta che la sentite, comincerà ad avere più senso via via che ci pensate.

Viviamo la nostra vita, fatta di dolori e felicità, difficoltà economiche e lavorative, successi scanditi dal denaro e dalla carriera, come se fossimo in una full immersion.

Tutto ciò che ci accade lo viviamo come protagonisti, come se ogni evento fosse estremamente importante e rilevante per la nostra felicità. Ma tutti noi sappiamo che la felicità non risiede soltanto nel nostro lavoro, in quanti soldi facciamo e quanto stanno bene le persone attorno a noi. Esistono momenti di up e momenti di down nella vita di tutti noi. Quanto è più facile vivere questa alternanza se riusciamo a tirarci un po’ fuori dalle nostre vite e guardarle come se fossimo spettatori? Gioia e dolore vissuti in maniera consapevole hanno tutto un altro gusto!

Nell’accettazione del dolore il ritiro dei sensi calza a pennello!

Io non sono il mio dolore è il nostro mantra! E via allora di respiri profondi! Vediamo se riusciamo davvero a convivere con questo ospite inatteso nel modo più gioioso possibile!

Pranayama: Nadhi Shodhana

La respirazione a narici alternate: Nadi Shodana o Anuloma Viloma

La respirazione Nadhi Shodhana (anche conosciuta come anuloma viloma o respirazione a narici alternate) è un tipo di respirazione praticato nello yoga quando si vuole riequilibrare e portare concentrazione.

Etimologia

Nadhi nadi shodana paranayamaè il nome dei canali energetici che ci attraversano, shodana significa purificazione. Secondo la filosofia indiana, il corpo umano è attraversato da tre canali energetici principali: uno  centrale (Shushumna) e due che si avvolgono su questo come due serpenti che si incontrano su ogni chakra. Partono dal Muladhara rispettivamente uno da destra (pingala associato all’energia solare) e uno da sinistra (ida, associato all’energia lunare)

 

Nadi Shodana

Attraverso la respirazione a narici alternate si lavora alla purificazione dei due canali al fine di riportare al corretto fluire dell’energia.

Come iniziare

Sedetevi comodi nella posizione semplice, a gambe incrociate e con un buon appoggio sotto i glutei. Portate l’attenzione alla colonna vertebrale e allungatela bene verso l’alto mentre rilassate le spalle e il volto.

La posizione

Nadhi shodana pranayamaCon la mano destra, piegate l’indice e l’alluce lasciando liberi anulare, mignolo e pollice. In alternativa indice e alluce possono essere appoggiati alla fronte. Appoggiate anulare e mignolo sulla narice sinistra e pollice sulla narice destra. Queste dita serviranno a tappare le narici in maniera alternata mentre respiriamo.  

 

La respirazione

Si inizia di solito inspirando la narice sinistra. Perciò tenendo premuta la narice destra si ispira a sinistra, si blocca la narice sinistra, libera la destra ed espira a destra. Riprendete l’inspiro a destra, tappate la narice destra ed espirate a sinistra. nadhi shodhanaQuesto è un ciclo completo, al quale potete aggiungere delle proporzioni tra inspiro ed espiro e quando avete fatto pratica anche apnea.

Continuate per quanti cicli volete.

Concludere

Concludete espirando completamente dalla narice sinistra, lasciate andare la mano destra e posatela di nuovo sul ginocchio. Si può terminare facendo qualche respirazione completa ascoltando le sensazioni nel corpo.

 

Per approfondimenti consiglio questo libro, che ancora io stessa non ho comprato ma preso in prestito! 

Filosofia dello yoga: maya e l’illusione dell’identificazione con il nostro corpo

Iniziamo ad esplorare la parte più interessante e rivoluzionaria dello yoga: la filosofia e la visione del mondo.

 

Il titolo di questo articolo sembra molto altisonante e lontano dalla nostra società contemporanea. In realtà sia il concetto di maya come velo dell’illusione sia la falsa identificazione con il nostro corpo sono concetti già affrontati nel mondo occidentale: Schopenhauer usò il termine maya per definire la realtà così come la vediamo (ovvero illusoria), film degli ultimi anni come Matrix presentano distopie in cui l’uomo vive in un mondo che è solo illusione.

 

Quindi per quanto distanti possano sembrare se messi nero su bianco, i concetti della filosofia dello yoga appartengono già all’immaginario contemporaneo occidentale.

 

Alla base della filosofia yoga, così come anche per la religione induista, il mondo in cui viviamo, e il nostro corpo stesso, esiste, ma non come unica realtà. Esiste infatti la realtà tangibile (purusha)  e l’assoluto cosmico  prakrti). Primo passo verso il cammino yogico e verso la liberazione è il riconoscimento di questo: ovvero che il mondo così come lo viviamo è solo una parte della nostra esistenza. Finchè ci identifichiamo esclusivamente con il nostro corpo, i nostri pensieri e la vita materiale, continuiamo a vivere nell’ignoranza. Quando invece riusciamo a trascendere questa realtà e cercare la nostra vera essenza acquisiamo anzitutto la capacità di astrarci, non lasciarci trascinare dai nostri sentimenti, emozioni, preoccupazioni, dolori e gioie. Questo stato ci permette di avvicinarci alla nostra anima suprema, atman. Il passo successivo è quello di raggiungere l’unione con l’assoluto per “non rinascere”. Infatti, secondo la visione induista, continuiamo a reincarnarci finché, attraverso il risveglio spirituale, non rompiamo il ciclo della rinascita, arrivando alla liberazione (mokṣa).

 

Questo ovviamente è solo un piccolo accenno all’ampia conoscenza vedica e yogica. Io, personalmente, sono stata facilitata nell’approcciare la filosofia yoga, non avendo mai avuto un imprinting di nessuna religione da bambina. Ciò nonostante, non so da dove avevo preso spunto, ho sempre pensato che ovviamente alla nostra morte sussegue una rinascita ( e per me la rinascita era una cosa positiva! Sarei potuta rinascere come uccellino, chissà!)!