Posso fare yoga in sedia a rotelle?

Hell yes!

Scusatemi per l’anglicismo. Questa espressione si traduce qualcosa tipo “Assolutamente si”.

Ok, lo ripeto tutto d’un fiato che ci tengo particolarmente.

Posso fare lo yoga in sedia a rotelle?

Assolutamente si!

Bene, l’ho detto.

Al contrario di quanto possa trasmettere l’idea mediatica dello yoga, esso non ha niente a che vedere con la vostra situazione fisica e la vostra abilità o meno di praticare in piedi.

Al contrario. Lo yoga nasce all’interno di una tradizione assai antica: quella vedica, nell’antica India. Si potrebbero dire tante cose ma vedrò di scriverne a riguardo altrove altrimenti questo articolo non finisce più.

Il messaggio principale è che lo yoga, nella sua accezione originale, non significa affatto pratica fisico-ginnica.

Lo yoga è un’insieme di pratiche e una condotta di vita che aspirava a portare l’individuo ad un chiaro percorso spirituale verso il divino e fuori dal ciclo della rinascita (reincarnazione).

Oggigiorno, ne parliamo come se volesse solo dire stendere un tappetino e mettersi a testa in giù.

Ebbene no!

Guardate un po’ dei miei suggerimenti di posizioni di yoga accessibili per farvi un’idea di quanti modi possibili esistono per fare le posizioni dello yoga.

Lo yoga in sedia a rotelle, lo yoga con la sedia e lo yoga al muro

Ovviamente, per imparare a fare una pratica adattata, può essere una buona idea farvi seguire da qualcuno di esperto per darvi un po’ di dritte all’inizio. Se volete, io sarò più che lieta di farlo.

Ho studiato con Cintamani Yoga in Italia prima e con Accessible Yoga negli Stati Uniti e Accessible Chair Yoga in Inghilterra poi in maniera tale da formarmi a dovere per poter adattare la pratica di yoga fisica adatta a tutti.

Insegno pratiche di yoga in sedia a rotelle, yoga su e con la sedia, yoga al muro e yoga da distesi.

Lo yoga in sedia a rotelle ha lo sconveniente di non permettere molta mobilità laterale, ma niente toglie al fatto che si può fare tante altre cose.

Esercizi per sciogliere e rafforzare le braccia, le gambe, i polsi, le caviglie e tutte le articolazioni si possono fare comodamente seduti sulla nostra carrozzina.

Cosa rende questa pratica “yogica” direte voi?

  • anzitutto il lavoro sul respiro

Nello yoga, non ci si muove e basta, né si rimane nelle posizioni pensando ad altro. Nello yoga, coordiniamo il movimento con il respiro e rimaniamo nelle posizioni ascoltando il respiro e mantenendo presenza in tutto il corpo…e credetemi, fa molta differenza.

In tanti esercizi fisici, il respiro non è che qualcosa che viene lasciato all’automaticità del corpo. Così ci ritroviamo subito con il fiato corto e l’energia a terra.

Lavorando sul respiro invece finiremo la pratica sentendoci rilassati, presenti e consapevoli della nostra forza (qualsiasi essa sia).

Lo yoga su e con la sedia può essere un’ottima via di mezzo se avete della mobilità, ma si sente fatica nel mantenere l’equilibrio o tenersi per troppo tempo sulle gambe. Questo tipo di pratica permette praticamente di fare tutte le posizioni nella loro versione più instagrammata.

Lo yoga al muro è adatto quando lo stare in piedi non è difficoltoso e semplicemente si gradisce un sostegno durante la transizione tra le posizioni o per mantenerle.

Lo yoga come benessere

Come menzionato all’inizio, anzitutto però lo yoga non è solo pratica fisica.

Lo yoga porta benessere a tutto tondo: benessere fisico, mentale e spirituale.

Lo yoga e il respiro

Nello yoga c’è tanto lavoro sul respiro, che non solo ci tiene presenti nel nostro corpo ma costituisce uno dei nutrimenti del nostro corpo. L’aria che respiriamo ci serve letteralmente a mantenere in vita il nostro corpo.

Esplorando l’espansione del respiro e permettendoci di respirare profondamente, accudiamo il nostro corpo e ossigeniamo il sangue. Non solo: attiviamo il sistema nervoso para simpatico che permette rilassamento profondo e combatte lo stress (che come sappiamo, soprattutto nella sclerosi multipla, è un vero e proprio nemico)

Lo yoga e la meditazione

O meglio: lo yoga è meditazione.

Nelle parole del più famoso saggista dello yoga:

Lo yoga è il cessare delle fluttazioni della mente.

 “yoga citta vrtti nirodhah” (y.s.I-2, Patanjali)

Cosa vuol dire questa frase? Siamo abituati a tenere la mente accesa tipo la televisione di sottofondo. Qualsiasi cosa passa non cambiamo canale. Forse non ascoltiamo attentamente, ma persiste il rumore in sottofondo.

O a volte ascoltiamo e ci immergiamo nei canali televisivi come se ci fossimo dentro.

La stessa cosa la mente fa con i pensieri. Se non ci portiamo un po’ di attenzione, la mente continua a macinarne uno dopo l’altro.

Ciò che devo fare oggi, ciò che devo fare domani, ciò che non ho fatto ieri. Ciò che deve fare mia figlia (oggi domani e ieri), ciò che dovrebbe fare il mio capo.

Pensateci un attimo (così per aggiungere un altro pensiero!). Quanto traffico c’è nella vostra testa?

La meditazione ci aiuta proprio a fermare questo traffico e riportarci al nostro volante (che potrebbe essere il respiro). Ritornare a ciò che stiamo facendo, dove stiamo andando e con quale intenzione. Niente di più e niente di meno.

Vi pare poco?

Beh, credetemi, meditare si può assolutamente anche in sedia a rotelle!

Olio essenziale di Pompelmo

Scoperta della settimana? L’Olio di Pompelmo!

L’ho ordinato senza veramente troppo entusiasmo. Il pompelmo non mi piace neanche tanto in verità, ma avevo letto delle proprietà disintossificanti e sopratutto il suo uso come il rimedio per la fame nervosa.

L’olio essenziale di Pompelmo contro la fame nervosa

Infatti per la prima volta nella mia vita ho sofferto di fame nervosa, proprio adesso che ho iniziato a prendere peso più facilmente (ebbene sì, ero una delle fortunate che mangiava senza ingrassare). Devo dire che per adesso sembra funzionare ma voglio ancora aspettare prima di cantare vittoria.

L’olio essenziale di Pompelmo per aiutare il benessere della pelle

Ho scoperto con piacere che l’olio essenziale di pompelmo mi aiuta un sacco anche per risolvere i problemi di pelle che mi porto dietro da una vita.

Infatti, non appena l’ho aperto per la prima volta l’odore mi ha travolto e mi è venuto spontaneo di provarne a mettere una goccia sul palmo e poi farmi un massaggino al viso (un’altra delle mie passioni sono proprio gli automassaggini).

L’unica cosa su cui stare attenti è di non esporsi poi ai raggi solari una volta applicato l’olio essenziale di pompelmo sulla pelle. Inoltre, state attenti ad usarne giusto una goccia!

Dovrebbe inoltre avere anche proprietà contro la cellulite ma in merito ancora non mi esprimo ;)!

L’Olio Essenziale di Pompelmo per il Buon Umore

Ottimi risultati si riscontrano anche per l’uso dell’olio essenziale di pompelmo per il buon umore! Di fatti, ho passato le feste di Natale più difficili della mia vita tra problemi di salute e isolamento da pandemia. Per la prima volta forse nella mia vita, ho passato tanto tempo su Netflix e molto poco a meditare (ebbene si, capita anche questo.

Da quando uso l’olio essenziale di pompelmo, sarà un caso ma sento anche un miglioramento nel mio umore! Più positività e solarità! L’odore di fatti è così piacevole e vitalizzante che mi fa sorridere solo ad annusarlo (affermazione di pura satya).

Sono curiosa di sapere se altri come me stanno sperimentando le stesse cose! Fatemi sapere nei commenti!

Se siete interessati ad acquistare l’olio essenziale di pompelmo con un po’ di sconto, fatemi sapere!

Della morte e della vita

Non è facile per me iniziare a scrivere questo articolo. È da tempo che voglio farlo ma allo stesso tempo ne ho molta paura. La mia passione per lo scrivere e per aprire blog vari è un chiaro indice del fatto che ho necessità di esprimermi (un bel quinto chakra blu brillante). Con l’espressione c’è sempre un certo grado di esposizione e internet fa paura perchè l’esposizione è possibile e non si sa mai dove si va a parare.

Ho paura di scrivere perché ciò che scrivo risulterà provocatorio, controverso e sicuramente non corretto politicamente. D’altronde manco i politici a volte sono politicamente corretti. Il mio blog al massimo se lo leggono parenti ed amici lo so, ad ogni modo mi spiace sempre rischiare di offendere o stimolare la sensibilità altrui. La mia osservazione riguarda questa pandemia, o almeno la chiamata tale. Vorrei subito dire che tutte le persone che hanno perso qualcuno a causa di questa situazione hanno tutta la mia solidarietà e a loro vanno tutti mi miei pensieri di amore. Parlerò di morte perciò forse volete rimandare questa lettura per il momento.

Prima che la pandemia diventasse tale, mi ricordo esattamente l’attimo in cui mia madre al telefono mi ha stava raccontando che l’Italia stava iniziando ad allarmarsi. Stavo camminando per le strade di Lisbona da sola e avevo pensato poco prima – dopo aver letto le notizie – che se un virus mortale stava arrivando e qualcuno si potesse offrire per morire mi sarei offerta. E non perché non mi piaccia la vita. Semplicemente se potessi “cederla” a qualcuno che ne ha più bisogno lo farei.

Pensare di morire vs accettare la morte di qualcuno

Qualche anno prima, c’era stato un chiaro momento in cui, mentre scoprivo che nel mio cervello ci sono dei buchi, avevo vissuto di colpo la paura di morire e la sua conseguente accettazione (il tutto avvenuto in una questione di attimi, e mi stupisco anche io di come sia stato veloce). In un momento ho pensato che se morivo ero già felice. Non mi è neanche venuto da piangere Non mi mancava niente e non avevo niente di irrisolto. Questa sensazione negli anni dopo si è rivelata liberatoria quanto alienante. Capirete voi che se non si ha più paura di morire in un certo senso la morte è più vicina, tanto che a volte mi sono ritrovata a pensare al suicidio. 

Poi sei mesi fa un mio amico si è ucciso. È stato devastante. Perdere qualcuno che ami è un’esperienza ben più difficile della propria morte. D’altronde la propria dipartita dal mondo porta inevitabilmente la cessazione della sofferenza. Se cessi di esistere cessi anche di soffrire. Mentre se  non siamo noi ad andarcene la sofferenza ce la prendiamo tutta. Non ho mai avuto la sensazione di non sapere come smettere di piangere e di non sapere come fare a comportarmi come una persona normale. Il dolore era così grande che non avevo alcun modo di controllarlo. Era lui a comandare e io non potevo fare niente se non viverlo.

Poche certezze, ma buone

Quindi, ecco anzitutto c’è questa questione della morte che comporta la sofferenza altrui. A pensarci bene però, l’uomo affronta la morte dall’inizio dei tempi ed è l’unica cosa che l’evoluzione non ci ha aiutato ad affrontare meglio.

La morte è l’unica vera cosa al 100% sicura della nostra esistenza. Ho provato a pensare ad un’altra cosa legata alla vita che è al 100% uguale e sicura per tutti e non l’ho trovata. Se la trovate sarò felice di sentirla. L’unica altra cosa che è abbastanza sicura è che se vivi almeno per qualche istante, respirerai e il cuore ti batterà.

C’è così tante possibilità e tante variabili nella nostra esistenza che non esiste quasi niente di certo, ma dato che ad adesso non conosco nessun immortale ne deduco che tutti gli uomini della storia che sono nati sono morti. Perciò muoriamo. 

#IoRestoAcasa per non morire

Adesso, qualche mese fa è arrivato qualcosa che come tante altre cose arrivate in precedenza uccide. 

Ciò che ha portato però è stata una reazione credo mai vista nella storia dell’umanità. Siamo rimasti a casa. Abbiamo smesso di lavorare e siamo stati a casa. Abbiamo cancellato i voli. Abbiamo chiuso le frontiere. Abbiamo annullato eventi: il calcio, i concerti. Per evitare che il sistema sanitario collassasse, nel caso dell’Italia. Per evitare di morire (che per carità è il primo degli istinti umani). 

La parole “senza precedenti” è stata ripetuta all’infinito. Ma di fatto l’unica cosa senza precedenti è la nostra popolazione (vasta e densa), l’età delle persone (in media molto più alta del passato il che si traduce anche in debolezza) e il grande attaccamento alla vita. Nessuna società come la nostra è stata mai in grado di post-porre la morte in maniera così diffusa. Nessuna società ha mai avuto ospedali come i nostri, né medicine come le nostre. Nessuna società ha mai avuto così tanto cibo a disposizione, così tanti prodotti per prendersi cura di noi stessi. Così tanti medici, così tanti psicologi, fisioterapisti e infermieri. In nessun altra società ci si è mai operati così tanto per allungare la vita. E ci siamo riusciti così bene che quando è arrivato qualcosa che ci uccide ci siamo sorpresi assai.

Quello che è senza precedenti è a nostra illusione di essere invincibili. 

Sovraffollamenti e manie di onnipotenza

Le società prima di noi avevano molto più chiaro nella mente il ruolo dell’uomo nel mondo. Potevano cercare quanti dei volevano, ma sapevano bene che se un giorno madre natura si svegliava male li spazzava tutti via in un soffio. E di fatto lo sappiamo anche noi. Abbiamo visto anche noi gli tsunami, i terremoti, le guerre. Chi di noi ha dovuto vivere queste tragedie da vicino con la morte ha confidenza. Perdere qualcuno che si ama è la cosa più dolorosa del mondo. Ma non è così improbabile come crediamo. 

Così come non è improbabile morire.

Di fatto la maggior parte di noi, prende per certo il fatto che invecchierà (e speriamo tutti che lo faremo), quando di fatto non è per niente scontato.

Non ci rendiamo conto che tutto ciò che ci siamo costruiti (tecnologia, comodità, industrie di ogni tipo, intrattenimento, medicina) non possono niente contro l’inevitabile fatto che moriremo

Moriremo e meno male lo faremo. Un’esistenza senza fine sarebbe insopportabile. Ci suicideremo o uccideremo tra di noi, anche perché se ancora fossimo in grado di riprodurci, ci uccideremo per necessità perché saremo troppi. 

La verità è che moriremo un giorno, quando natura o gli dei lo vorranno. E non ci sarà #iorestoacasa che tenga. Cosa ne volete fare delle vostre vite prima di morire? Questa secondo me è l’unica risposta che vale la pena di ricevere risposta. 

E non raccontatemi delle cose che volete fare e di quanti paesi volete visitare. Raccontatemi di cosa volete portare in questo mondo. Raccontatemi di cosa volete dare.

Una breve guida alla pratica yoga in gravidanza

Come state belle anime bloccate a casa dal coronavirus? Come si evince dal mio articolo precedente, per me l’emergenza ha voluto dire rinunciare ad una delle mie abitudini più solide: viaggiare. Non solo, mi ha sconvolto totalmente non solo i piani ma tutte le ragioni di attesa e lavoro dell’ultimo anno. 

Sicuramente, questo virus ci da l’ottima opportunità di stare un po’ a casa con i nostri tempi e con il nostro dolce far niente. Vi eravate dimenticati cosa voleva dire vero? Beh, spero ve la stiate cavando bene e state iniziando un po’ di meditazione, cogliendo l’occasione di avere quel che diciamo di non avere mai: il tempo. 

La solitudine delle gravidanze

Personalmente trovo la cosa più difficile di questa emergenza non vedere i miei amici e le persone a cui voglio bene, soprattutto perchè la maggior parte dei miei amici ha appena avuto figli o ne attende. Proprio a chi è in dolce attesa si rivolge questo post!

La gravidanza è un momento molto particolare, durante il quale normalmente la donna si raccoglie sì in sé stessa e nel nuovo senso di maternità che si crea non appena si sa di portare in grembo una vita, ma si circonda anche delle donne che prima di lei hanno già vissuto questa esperienza, raccogliendo consigli (che poi selezionerà minuziosamente) e condividendo insieme alle amiche e alle donne più vicine l’intimità e profondità di questo momento. 

Bene, questo virus ha decisamente sconvolto un po’ questi ordini. Tutte le mie amiche che in questo momento sono in dolce attesa si trovano in casa, senza neanche poter vedere le loro madri né le loro amiche, non solo! Con tutte le nuove procedure a cui sono soggette nel nostro sistema sanitario pubblico, sono anche costrette ad andare negli ospedali (con autocertificazione) e fare le visite (da sole perchè non ci può essere nessun altro nella stanza, neanche il compagno) per misurare organi e quanto altro. 

Certo non un momento proprio facile. E poi si sa, non siamo più abituati ad avere tempo e avere improvvisamente tutto questo tempo da passare DA SOLE e senza l’appoggio dei propri affetti in un momento COSì importante deve essere proprio difficile.

Ecco qualche spunto su cosa fare: 

  1. Tenere un diario dove appuntare i cambiamenti del proprio corpo e il fluttuare del vostro umore
  2. Sul suddetto diario, fare una sessione di “centratura” e scrivere una lista di almeno 5 cose belle che desideriamo per la vita in arrivo. Potete anche pensare che un giorno farete leggere la lista al vostro bambino quando sarà grande. 
  3. Inventarvi qualche ninna nanna speciale per il vostro bambino, legata alla storia della vostra famiglia
  4. Se siete al primo figlio, fate un rito di passaggio dal ruolo di figlia al ruolo di madre. Potete visualizzare voi stesse da bambine e ringraziare la vostra mamma per avervi portato fino a qua.
  5. Fatevi tante coccole! Massaggi ai piedi, alla testa e perchè no al cuore (per me si fa benissimo con una bella sessione di mantra)
yoga in gravidanza
Flower detail in spring

Yoga e gravidanza 

Ma si può fare lo yoga in gravidanza? Cosa conviene evitare e cosa conviene fare? La verità è che non c’è nessun grande mistero riguardo allo yoga e alla gravidanza! Ovviamente potete fare yoga! L’unica cosa è stare attenti a non forzare troppo gli addominali, non fare troppe torsioni e soprattutto – ma in realtà è una regola che vale per chiunque – rispettare il proprio corpo e i messaggi che ci manda. 

Se siamo stanche fermiamoci e se sentiamo che qualcosa non è adatto a noi non lo facciamo! 

Cos’altro c’è da sapere? 

  1. Il rispetto per il bambino prima di tutto. Si vede tante mamme yogice su Instagram che performano inversioni e posizioni a testa in giù con il pancione. Direi che la regola base è sempre il buon senso! Se siete delle assidue praticanti yoga sapete bene cosa potete o non potete fare. Se siete all’inizio, prendetevela con calma. Iniziate con posizioni semplici
  2. Su quali posizioni focalizzarsi per praticare yoga in gravidanza 
    • posizioni che rinforzano le gambe, come ad esempio la posizione del guerriero, che permette di avere un bell’equilibrio. Se preferite e ne avete, usate una bella palla gonfiabile per aiutarvi. 
    • Posizioni per la flessibilità di anche, caviglie e gambe
    • posizioni di rilassamento per il pavimento pelvico (es. posizione del bambino adattata)
  3. Ma soprattutto…il respiro!
    • Dedicatevi al respiro, ascoltando bene il vostro corpo che si muove con il respiro e immaginando il vostro respiro come il vostro ritmo: il tuo e quello di tuo figlio
    • Dedicatevi a rilassare la mente: ma che bel regalo da fare al nascituro! Pace, relax e sensazioni positive.
  4. Om, ram, lam: date spazio alla vostra voce
    • Si sa, il bambino inizia a sviluppare l’apparato uditivo fin dalle prime settimane e a riconoscere le voci dalla ventesima settimana. Lo yoga è una pratica che può coinvolgere la voce e le vibrazioni: gli om (che tra l’altro rappresentano la sillaba sacra), i mantra, e il respiro dell’ape (un om con la bocca chiusa). Sentitevi libere di incorporare la vostra voce! Sarà un modo per “cullare” il bambino e una volta nato la vostra voce ricorderà quel momento così pacifico dentro il grembo (diciamolo, è il posto più tranquillo dove si possa stare al mondo). Non solo, l’uso della voce può essere utile poi anche durante il parto! 
yoga in gravidanza

Conclusioni

Nello yoga in gravidanza come nello yoga in generale vi consiglio di trovare il vostro stile e il vostro cammino. Ci sono così tante cose dello yoga che vi possono essere utili in questo meraviglioso momento di attesa e di scoperta. 

Vi auguro uno stupendo cammino a voi tutte meravigliose future mamme! Scrivetemi pure se avete domande o volete qualche consiglio specifico. Specialmente a quelle che ho visto crescere accanto a me! Mi mancate!

Felicità apparente: benvenuti nel mondo dei selfies yogici

La gioia ai tempi del Corona Virus

Ieri ho fatto un post su mio profilo Facebook. Avevo appena scoperto che la conferenza Yoga a cui lavoro da un anno che si doveva tenere a Los Angeles è stata rimandata a causa del Corona Virus che sta mettendo la nostra società a dura prova, tra quarantene e voli bloccati. Non solo, avevo anche un volo per l’Italia (senza uno di ritorno) e la forte possibilità di non riuscire a tornare una volta arrivata. 

Ovviamente mi è dispiaciuto tanto. Non solo avevo lavorato molto all’evento e lo avevo atteso con tanto ardore, ma ero anche un po’ preoccupata, essendo la responsabile del Marketing, che il numero dei partecipanti non fosse abbastanza. Forse per questo, o forse semplicemente per la mia attitudine di prendere le cose con positività, sono rimasta sì delusa, ma una parte di me si è sentita più leggera. Non dovevo più prendere un aereo per gli Stati Uniti e gestire spostamenti da e per aeroporti. 

Anche l’ipotesi di non tornare in Italia mi ha lasciato spiazzata, ma lievemente anche “liberata” da impegni e visite mediche che non voglio fare. Tutta contenta della mia reazione, ho scritto un bel post sul mio profilo personale dicendo di quanto mi sentivo fortunata di essere rimasta bloccata in un paese in cui mi sento a casa e di come ero serena davanti al totale sconvolgimento dei miei piani in un solo momento. Non solo, mi vanto anche di come il mio spirito di viaggiatrice sta accettando con gioia la sensazione di non poter viaggiare e come porta pace alla mia esistenza.

Dei selfie yogici e i loro cuori

Come tutte le foto che metto dove si vede di fatto la mia figura, i like piovono e il mio ego gioisce delle attenzioni e l’affetto che mi arrivano dagli amici che ho sparsi per tutto il mondo e se ne va a letto contento la sera cioccolato da tante conferme della sua importanza. 

Il giorno dopo mi sveglio. Mi assalgono i dubbi: forse è stupido perdere i soldi del biglietto, che peccato non vedere la mia famiglia, mi faccio intimorire da un virus?, cosa faccio adesso che ho i giorni liberi e nessun posto dove andare? Moriremo tutti con la polmonite? Preferisci morire in Italia o in Portogallo? 

Insomma un sacco di sensazioni per niente piacevoli che mi porto dietro per due giorni, mentre intanto mi torturo con il partire-non partire tempestando di messaggi i miei migliori amici alla ricerca di consigli utili. 

E la mia grande capacità di accettazione? Il mio spirito di adattamento? La mia pace interiore? 

Cosa faccio, cancello il post? Che peccato per tutti quei cuori però…Metto un aggiornamento? 

Lascio stare alla fine, che mi pare esagerato prendermi così tanto sul serio. Intanto c’è un’immagine là fuori di un’Isadora raggiante che invece di preoccuparsi del virus e del suo paese fa yoga tra gli azulejos. Un’immagine che gli altri guarderanno pensando: “vedi come è zen lei”. Se sapessero delle mie ultime due giornate a mangiare cioccolata davanti a Netflix! 

Così ho contribuito anche io alla mia parte nel rendere i social media il regno della felicità apparente. Se un giorno, come è successo ad altre persone, cadrò in depressione la gente dirà “Eppure sembrava tanto felice nei suoi selfies yogici”. Ebbene no, va detto. Le foto raccolgono attimi. La gioia si pavoneggi ai 4 venti e il dolore e tristezza si nascondono. Quei cuori e quel sorriso sono un attimo sospeso nell’eterno fluire delle mie emozioni e stati d’animo ondeggianti. 

Social Media e felicità

Nessun selfie yogico rappresenterà mai il mio vero sentire.

Noi insegnanti yoga non siamo sempre felici nè sereni.

Umani come tutti, alti e bassi, tra una posizione del bambino ed un albero.

Se mi incontrate per strada, chiedetemi come sto. Casomai ci scappa pure la lacrima e ci abbracciamo un po’ per consolarci e farci forza per affrontare questo momento difficile durante il quale il mio paese combatte un virus nuovo e io bella bella ai confini dell’Europa faccio yoga nei cortili. 

La prossima volta provo pure a mettere un bel selfie delle lacrime, ma ci vuole coraggio a mostrare il dolore.