L’ispirazione in un momento.

Ciao a tutti, sono io, quella che fa tanto la spirituale presa bene e che poi si chiude in se stessa quando sta male e pensa che non c’è via d’uscita. 

Piccole gioie in tempi di depressione post-Covid

Oggi sono tornata presa bene. Perchè? 

  1. Non lo so, semplicemente vedo di nuovo con semplicità e gioia la bellezza che c’è
  2. Ho scoperto che tante altre persone vaccinate come me hanno sofferto di insonnia e depressione (e perciò mi sento più tranquilla riguardo al fatto di non essere sola).
  3. I miei amici mi hanno regalato un super mega buono per pagarmi la fisioterapia.
  4. Ho reso la giornata di una ragazza più felice. 

Questo ultimo punto è quello di cui vorrei parlare con voi qua. Inizierò dal principio. 

Era un normalissimo lunedì mattina. Dopo aver passato il fine settimana insonne pensando al rientro in ufficio lunedì, mi sono resa conto che era piuttosto facile in fondo sopravvivere al lunedì. A mezzo dì, per la mia ora di libertà (anche detta pausa pranzo), sono andata a Naturasì. 

Per la maggior parte delle persone questa è una frase anonima e scevra di significato. 

È un po’ come dire “mi sono lavato i denti” oppure “ho preso il caffè”. Bene per me no. Io odio profondamente qualsiasi cosa assomigli ad un supermercato. Odio le luci artificiali, l’organizzazione sugli scaffali che non capisco, le etichette dei prodotti scritti piccoli, la gente intorno, che intenta a guardare i prodotti non si accorge di venirti addosso. Ah, odio anche i rumorini della cassa e in qualche modo anche gli scontrini. 

Ora questo “odiare” si potrebbe esprimere con “trovare a disagio”. Non provo nessuna avversione in generale per nessuna delle cose ora ora elencate. Le odio quando a contatto con la mia persona, perchè mi creano un profondo stato di disagio. Ad ogni modo, di fatto ancora non ero entrata a Nautrasì. Ero nel parcheggio davanti, seduta in macchina a raccogliere le forze per affrontare l’immersione da supermercato. Ero nel parcheggio MA NON in un posto del parcheggio. Ero così, appoggiata da una parte dietro un’altra macchina anch’essa fuori dalle strisce. 

E qui accade il bello. (Se avevate smesso di leggere perchè ero noiosa riprendete qui). 

Una delle macchine parcheggiate come si deve, nel tentare di uscire dal parcheggio, si rende conto di essere “incastrata” dalla macchina parcheggiata impropriamente davanti a me.  (In realtà ci passava un camion, ma la tipa sembrava in difficoltà o comunque per niente intenzionata a provare le sue abilità di manovra). 

L’autista inizia ad inveire ad alta voce contro chi parcheggia fuori dalle strisce. Così ad alta voce che la sento anche se il mio finestrino è chiuso, perchè fa freddo. Non solo inveisce, ma mi guarda dritto negli occhi nel farlo. Si lamenta di chi parcheggia male, delle ore di libertà e dei lunedì. E io mi immagino che si senta che inveire a me sia come inveire a chi ha parcheggiato proprio come me ma un poco più avanti e le blocca la strada. 

Io penso tra me e me in sequenza

“Ok ma io sono in macchina e posso spostarmi perciò che c’entro io con la macchina parcheggiata davanti a me che le blocca il passaggio”, “capisco che è lunedì però un po’ di contegno”, “non mi piacciono le persone che urlano, tantomeno se dalla macchina”. Da qualche parte del mio pensiero sento anche riecheggiare la frase “Ma ci passerebbe un camion!” che mi sono sentita dire milioni di volte. 

La tipa, una ragazza un po’ punk-chic con i capelli sfumati di rosa corti, continua ad urlare guardandomi. Nel frattempo, si è fermata in mezzo al parcheggio senza saper andare nè avanti nè indietro. Sono molto tentata di ignorarla, non essendo la causa diretta del suo malessere. Ma poi agisco senza pensare.

Scendo dalla macchina. “Hai bisogno di una mano?” Le chiedo

Lei inveisce un altro po’ contro chi parcheggia male in pausa pranzo e non rispetta la sacralità dei lunedì difficili e però accetta l’aiuto. Facciamo manovra. Esce dal parcheggio con 3 manovre. 

È molto felice adesso. Mi guarda negli occhi. “Ti ringrazio, sei un angelo, hai illuminato il mio lunedì” e se ne va con la sua bella macchina pulita e nuova. 

Io ho tutta la forza di entrare a Naturasì. Ma prima prendo il suo posto e parcheggio senza ostruire passaggi.

La pratica dei mantra

Chi mi segue, e chi mi conosce, sa bene quanto la pratica dei mantra costituisca parte fondamentale non solo della mia pratica yogica, ma della mia vita quotidiana.

Credo sia iniziato tutto quando ho incontrato Jahnava Sundari, che tra tutte le mie maestre di yoga è stata la prima ad accogliermi con i mantra ad inizio e conclusione della lezione di yoga.

Mi ricordo di aver sentito immediatamente che questo era un tassello fondamentale che mancava nella mia pratica yogica.

Cosa sono i Mantra

La parola mantra è costituita dall’insieme di due termini: il verbo sanscrito man (VIII classe “pensare”, da cui deriva la parola manas: “pensiero”, “mente”, “intelletto”) e il suffisso tra derivante dal verbo sanscrito kṛt, (“che compie”, “che agisce”, “che fa”).

Di fatto, nella pratica, ci si riferisce ai mantra come la ripetizione di parole o frasi, solitamente insegnate da un maestro.

A cosa servono i Mantra?

Bene, direte voi, ma a cosa serve ripetere delle parole o delle frasi? Se ci pensate bene, pressoché in ogni religione esiste la ripetizione. Sia questo riferito come rosario nel cattolicesimo, namas nell’islam o japa nella tradizione induista.

La ripetizione rafforza l’intenzione nella mente, imprimendo la preghiera, e aiuta nella concentrazione. Se volete averne un’esperienza voi stessi, potete provare con qualche facile ripetizione dei bija mantra, i mantra seme che si riferiscono ai Chakra, i 7 principali vortici energetici del nostro corpo sottile.

Come scegliere il proprio Mantra?

Nella tradizione vedica, era il maestro ad assegnare i mantra al discepolo. Ai giorni nostri, con l’avvento di internet, esistono molteplici versioni youtube di qualsiasi mantra possibilmente immaginabile. Sarà questo una perdita delle tradizioni o un’evoluzione dei tempi?

Contattatemi se volete sapere quale mantra è il più adatto a voi!

Qua sotto, trovate il Mantra talvolta chiamato Shanti Mantra, dedicato a maestri e discepoli.

ॐ सह नाववतु ।
सह नौ भुनक्तु ।
सह वीर्यं करवावहै ।
तेजस्वि नावधीतमस्तु मा विद्विषावहै ।
ॐ शान्तिः शान्तिः शान्तिः ॥
Om Saha Naav[au]-Avatu |
Saha Nau Bhunaktu |
Saha Viiryam Karavaavahai |
Tejasvi Naav[au]-Adhiitam-Astu Maa Vidvissaavahai |
Om Shaantih Shaantih Shaantih ||

Proteggiamoci gli uni con gli altri (Maestro e allievi).
Nutriamoci insieme
Lavoriamo insieme con grande vigore
Possano i nostri studi essere illuminati
Possa nessun ostacolo sorgere tra di noi

Buone ripetizioni a tutti!

Segui il mio canale youtube per ascoltare altri mantra!

Camminare verso casa

Storie di disabilità e di come affrontarle.

Ieri sera ero appena uscita dall’appuntamento che ogni 15 giorni ho con una donna molto paziente che ascolta i miei piccoli drammi e mi aiuta a gestirli (chiamata secondo la sua professione “la mia psicologa”). 

Erano le 19 e non faceva molto freddo, il che non è cosa tanto ordinaria in questo inverno freddo e piovoso. Ho iniziato a camminare e ho sentito quella voglia un po’ scordata durante questi tempi di confinamento sociale di camminare senza meta. In questo periodo però non vivo in città e dove vivo posso al massimo camminare 10 minuti per fare il giro di tutto il paese. Ma non volevo proprio prendere la macchina e interrompere la spinta che sentivo dentro.

Dal piccolo paese dove vivo mi sono incamminata quindi verso la casa dove sono cresciuta, in campagna e a pochi chilometri di distanza, dove vive ancora la mia famiglia. Mi sono chiesta come sarebbe stato arrivarci a piedi, piuttosto che in macchina come faccio di solito percorrendo le curve senza neanche accorgermene dato che le conosco così bene che mi sembra che le ruote le assecondino come se pure loro si fossero abituate. 

Questa strada l’ho percorsa con lo scuolabus quando ero piccola, in motorino da più grande rischiando la vita guidando in stato di ebbrezza. (Non lo rifarei mai più, sapendo oggi quanto è bella la vita che avrei potuto non vivere). In bicicletta, con paura per le macchine che mi sfrecciavano accanto e godendomi il paesaggio attorno per quel che potevo. 

Non l’avevo mai percorsa a piedi, di notte, una sera d’inverno. 

Mi sono posta il problema dell’assenza di illuminazione, dell’assenza di marciapiedi

Mi sono posta il problema che ultimamente non riesco a camminare per 500 metri a volte, a causa della sclerosi multipla. Mi sono immaginata la faccia di mia mamma preoccupata se mai fossi riuscita veramente a raggiungere quella porta e i suoi commenti riguardo all’assurdità della scelta. 

Allo stesso tempo, mi sono venuti in mente tutti quegli attimi di follia avuti durante i miei viaggi. Tutte quelle volte che senza neanche pensarci mi sono lasciata andare a situazioni, strade, treni senza sapere minimamente dove mi avrebbero portata, mentre ero così lontana da casa da non poterla raggiungere se non con 3 giorni di volo in alcuni casi. Mi sono ricordata di tutti gli stupendi paesaggi che hanno accolto la mia camminata maldestra.

Ho pensato tra me e me che era proprio un controsenso aver paura di fare una strada che conoscevo così bene sapendo esattamente dove mi avrebbe portato. Così ho deciso di fare qualcosa che ancora non avevo mai fatto in vita mia: andare a piedi verso la mia casa d’infanzia. 

Il dono di saper camminare

Saper camminare è una cosa meravigliosa e misteriosa. Non ci avevo mai pensato fino a pochi anni fa. Adesso, riesco a camminare finchè le gambe non si stancano, poi semplicemente non so più camminare. Mi chiedono spesso gli amici che mi vedono zoppicare dove mi fa male. La verità è che non fa niente male. Semplicemente, i piedi non sanno più seguire il ritmo e il tronco si inizia a muovere in maniera scordinata, come un burattino con le gambe di legno. 

“Non ci si accorge mai di ciò che abbiamo finchè non si perde” non è mai stato detto così appropriato. Non posso fare a meno di ricordare con malinconia le montagne percorse a piedi in Kenya né le passeggiate infinite per la città di Istanbul. Mi rattristo sempre un po’ sentendo le storie di chi può fare camminate, pellegrinaggi e cammini. Quando qualcuno mi chiede se voglio andare a fare una passeggiata, declino l’invito con delle scuse. Ma per quanto tempo posso nascondere la mia nuova realtà? 

Accettazione e perseveranza

La mia vera domanda è quando e se questa realtà cambierà. Voglio pensare che potrò ancora camminare quanto voglio, con chi voglio, dove voglio. Ma se così non fosse non potrò che accettare che non tutto in questa vita è come lo vogliamo. 

Sono arrivata sulla soglia di casa. Ci ho messo un’ora e mezzo a fare 4 chilometri. Mi sono dovuta fermare tante volte, perchè le gambe non facevano che inciampare. In diversi momenti ho pensato semplicemente di chiamare la mia famiglia per farmi venire a prendere. 

Ho voluto però fare ciò che devo fare normalmente quando vivo lontano da chi mi può aiutare. Fermarmi, pazientare e riprovare

Che grande semplice lezione. 

Se non ti riesce, fermati, pazienta e riprova.

Posso fare yoga in sedia a rotelle?

Hell yes!

Scusatemi per l’anglicismo. Questa espressione si traduce qualcosa tipo “Assolutamente si”.

Ok, lo ripeto tutto d’un fiato che ci tengo particolarmente.

Posso fare lo yoga in sedia a rotelle?

Assolutamente si!

Bene, l’ho detto.

Al contrario di quanto possa trasmettere l’idea mediatica dello yoga, esso non ha niente a che vedere con la vostra situazione fisica e la vostra abilità o meno di praticare in piedi.

Al contrario. Lo yoga nasce all’interno di una tradizione assai antica: quella vedica, nell’antica India. Si potrebbero dire tante cose ma vedrò di scriverne a riguardo altrove altrimenti questo articolo non finisce più.

Il messaggio principale è che lo yoga, nella sua accezione originale, non significa affatto pratica fisico-ginnica.

Lo yoga è un’insieme di pratiche e una condotta di vita che aspirava a portare l’individuo ad un chiaro percorso spirituale verso il divino e fuori dal ciclo della rinascita (reincarnazione).

Oggigiorno, ne parliamo come se volesse solo dire stendere un tappetino e mettersi a testa in giù.

Ebbene no!

Guardate un po’ dei miei suggerimenti di posizioni di yoga accessibili per farvi un’idea di quanti modi possibili esistono per fare le posizioni dello yoga.

Lo yoga in sedia a rotelle, lo yoga con la sedia e lo yoga al muro

Ovviamente, per imparare a fare una pratica adattata, può essere una buona idea farvi seguire da qualcuno di esperto per darvi un po’ di dritte all’inizio. Se volete, io sarò più che lieta di farlo.

Ho studiato con Cintamani Yoga in Italia prima e con Accessible Yoga negli Stati Uniti e Accessible Chair Yoga in Inghilterra poi in maniera tale da formarmi a dovere per poter adattare la pratica di yoga fisica adatta a tutti.

Insegno pratiche di yoga in sedia a rotelle, yoga su e con la sedia, yoga al muro e yoga da distesi.

Lo yoga in sedia a rotelle ha lo sconveniente di non permettere molta mobilità laterale, ma niente toglie al fatto che si può fare tante altre cose.

Esercizi per sciogliere e rafforzare le braccia, le gambe, i polsi, le caviglie e tutte le articolazioni si possono fare comodamente seduti sulla nostra carrozzina.

Cosa rende questa pratica “yogica” direte voi?

  • anzitutto il lavoro sul respiro

Nello yoga, non ci si muove e basta, né si rimane nelle posizioni pensando ad altro. Nello yoga, coordiniamo il movimento con il respiro e rimaniamo nelle posizioni ascoltando il respiro e mantenendo presenza in tutto il corpo…e credetemi, fa molta differenza.

In tanti esercizi fisici, il respiro non è che qualcosa che viene lasciato all’automaticità del corpo. Così ci ritroviamo subito con il fiato corto e l’energia a terra.

Lavorando sul respiro invece finiremo la pratica sentendoci rilassati, presenti e consapevoli della nostra forza (qualsiasi essa sia).

Lo yoga su e con la sedia può essere un’ottima via di mezzo se avete della mobilità, ma si sente fatica nel mantenere l’equilibrio o tenersi per troppo tempo sulle gambe. Questo tipo di pratica permette praticamente di fare tutte le posizioni nella loro versione più instagrammata.

Lo yoga al muro è adatto quando lo stare in piedi non è difficoltoso e semplicemente si gradisce un sostegno durante la transizione tra le posizioni o per mantenerle.

Lo yoga come benessere

Come menzionato all’inizio, anzitutto però lo yoga non è solo pratica fisica.

Lo yoga porta benessere a tutto tondo: benessere fisico, mentale e spirituale.

Lo yoga e il respiro

Nello yoga c’è tanto lavoro sul respiro, che non solo ci tiene presenti nel nostro corpo ma costituisce uno dei nutrimenti del nostro corpo. L’aria che respiriamo ci serve letteralmente a mantenere in vita il nostro corpo.

Esplorando l’espansione del respiro e permettendoci di respirare profondamente, accudiamo il nostro corpo e ossigeniamo il sangue. Non solo: attiviamo il sistema nervoso para simpatico che permette rilassamento profondo e combatte lo stress (che come sappiamo, soprattutto nella sclerosi multipla, è un vero e proprio nemico)

Lo yoga e la meditazione

O meglio: lo yoga è meditazione.

Nelle parole del più famoso saggista dello yoga:

Lo yoga è il cessare delle fluttazioni della mente.

 “yoga citta vrtti nirodhah” (y.s.I-2, Patanjali)

Cosa vuol dire questa frase? Siamo abituati a tenere la mente accesa tipo la televisione di sottofondo. Qualsiasi cosa passa non cambiamo canale. Forse non ascoltiamo attentamente, ma persiste il rumore in sottofondo.

O a volte ascoltiamo e ci immergiamo nei canali televisivi come se ci fossimo dentro.

La stessa cosa la mente fa con i pensieri. Se non ci portiamo un po’ di attenzione, la mente continua a macinarne uno dopo l’altro.

Ciò che devo fare oggi, ciò che devo fare domani, ciò che non ho fatto ieri. Ciò che deve fare mia figlia (oggi domani e ieri), ciò che dovrebbe fare il mio capo.

Pensateci un attimo (così per aggiungere un altro pensiero!). Quanto traffico c’è nella vostra testa?

La meditazione ci aiuta proprio a fermare questo traffico e riportarci al nostro volante (che potrebbe essere il respiro). Ritornare a ciò che stiamo facendo, dove stiamo andando e con quale intenzione. Niente di più e niente di meno.

Vi pare poco?

Beh, credetemi, meditare si può assolutamente anche in sedia a rotelle!

Olio essenziale di Pompelmo

Scoperta della settimana? L’Olio di Pompelmo!

L’ho ordinato senza veramente troppo entusiasmo. Il pompelmo non mi piace neanche tanto in verità, ma avevo letto delle proprietà disintossificanti e sopratutto il suo uso come il rimedio per la fame nervosa.

L’olio essenziale di Pompelmo contro la fame nervosa

Infatti per la prima volta nella mia vita ho sofferto di fame nervosa, proprio adesso che ho iniziato a prendere peso più facilmente (ebbene sì, ero una delle fortunate che mangiava senza ingrassare). Devo dire che per adesso sembra funzionare ma voglio ancora aspettare prima di cantare vittoria.

L’olio essenziale di Pompelmo per aiutare il benessere della pelle

Ho scoperto con piacere che l’olio essenziale di pompelmo mi aiuta un sacco anche per risolvere i problemi di pelle che mi porto dietro da una vita.

Infatti, non appena l’ho aperto per la prima volta l’odore mi ha travolto e mi è venuto spontaneo di provarne a mettere una goccia sul palmo e poi farmi un massaggino al viso (un’altra delle mie passioni sono proprio gli automassaggini).

L’unica cosa su cui stare attenti è di non esporsi poi ai raggi solari una volta applicato l’olio essenziale di pompelmo sulla pelle. Inoltre, state attenti ad usarne giusto una goccia!

Dovrebbe inoltre avere anche proprietà contro la cellulite ma in merito ancora non mi esprimo ;)!

L’Olio Essenziale di Pompelmo per il Buon Umore

Ottimi risultati si riscontrano anche per l’uso dell’olio essenziale di pompelmo per il buon umore! Di fatti, ho passato le feste di Natale più difficili della mia vita tra problemi di salute e isolamento da pandemia. Per la prima volta forse nella mia vita, ho passato tanto tempo su Netflix e molto poco a meditare (ebbene si, capita anche questo.

Da quando uso l’olio essenziale di pompelmo, sarà un caso ma sento anche un miglioramento nel mio umore! Più positività e solarità! L’odore di fatti è così piacevole e vitalizzante che mi fa sorridere solo ad annusarlo (affermazione di pura satya).

Sono curiosa di sapere se altri come me stanno sperimentando le stesse cose! Fatemi sapere nei commenti!

Se siete interessati ad acquistare l’olio essenziale di pompelmo con un po’ di sconto, fatemi sapere!