Felicità apparente: benvenuti nel mondo dei selfies yogici

La gioia ai tempi del Corona Virus

Ieri ho fatto un post su mio profilo Facebook. Avevo appena scoperto che la conferenza Yoga a cui lavoro da un anno che si doveva tenere a Los Angeles è stata rimandata a causa del Corona Virus che sta mettendo la nostra società a dura prova, tra quarantene e voli bloccati. Non solo, avevo anche un volo per l’Italia (senza uno di ritorno) e la forte possibilità di non riuscire a tornare una volta arrivata. 

Ovviamente mi è dispiaciuto tanto. Non solo avevo lavorato molto all’evento e lo avevo atteso con tanto ardore, ma ero anche un po’ preoccupata, essendo la responsabile del Marketing, che il numero dei partecipanti non fosse abbastanza. Forse per questo, o forse semplicemente per la mia attitudine di prendere le cose con positività, sono rimasta sì delusa, ma una parte di me si è sentita più leggera. Non dovevo più prendere un aereo per gli Stati Uniti e gestire spostamenti da e per aeroporti. 

Anche l’ipotesi di non tornare in Italia mi ha lasciato spiazzata, ma lievemente anche “liberata” da impegni e visite mediche che non voglio fare. Tutta contenta della mia reazione, ho scritto un bel post sul mio profilo personale dicendo di quanto mi sentivo fortunata di essere rimasta bloccata in un paese in cui mi sento a casa e di come ero serena davanti al totale sconvolgimento dei miei piani in un solo momento. Non solo, mi vanto anche di come il mio spirito di viaggiatrice sta accettando con gioia la sensazione di non poter viaggiare e come porta pace alla mia esistenza.

Dei selfie yogici e i loro cuori

Come tutte le foto che metto dove si vede di fatto la mia figura, i like piovono e il mio ego gioisce delle attenzioni e l’affetto che mi arrivano dagli amici che ho sparsi per tutto il mondo e se ne va a letto contento la sera cioccolato da tante conferme della sua importanza. 

Il giorno dopo mi sveglio. Mi assalgono i dubbi: forse è stupido perdere i soldi del biglietto, che peccato non vedere la mia famiglia, mi faccio intimorire da un virus?, cosa faccio adesso che ho i giorni liberi e nessun posto dove andare? Moriremo tutti con la polmonite? Preferisci morire in Italia o in Portogallo? 

Insomma un sacco di sensazioni per niente piacevoli che mi porto dietro per due giorni, mentre intanto mi torturo con il partire-non partire tempestando di messaggi i miei migliori amici alla ricerca di consigli utili. 

E la mia grande capacità di accettazione? Il mio spirito di adattamento? La mia pace interiore? 

Cosa faccio, cancello il post? Che peccato per tutti quei cuori però…Metto un aggiornamento? 

Lascio stare alla fine, che mi pare esagerato prendermi così tanto sul serio. Intanto c’è un’immagine là fuori di un’Isadora raggiante che invece di preoccuparsi del virus e del suo paese fa yoga tra gli azulejos. Un’immagine che gli altri guarderanno pensando: “vedi come è zen lei”. Se sapessero delle mie ultime due giornate a mangiare cioccolata davanti a Netflix! 

Così ho contribuito anche io alla mia parte nel rendere i social media il regno della felicità apparente. Se un giorno, come è successo ad altre persone, cadrò in depressione la gente dirà “Eppure sembrava tanto felice nei suoi selfies yogici”. Ebbene no, va detto. Le foto raccolgono attimi. La gioia si pavoneggi ai 4 venti e il dolore e tristezza si nascondono. Quei cuori e quel sorriso sono un attimo sospeso nell’eterno fluire delle mie emozioni e stati d’animo ondeggianti. 

Social Media e felicità

Nessun selfie yogico rappresenterà mai il mio vero sentire.

Noi insegnanti yoga non siamo sempre felici nè sereni.

Umani come tutti, alti e bassi, tra una posizione del bambino ed un albero.

Se mi incontrate per strada, chiedetemi come sto. Casomai ci scappa pure la lacrima e ci abbracciamo un po’ per consolarci e farci forza per affrontare questo momento difficile durante il quale il mio paese combatte un virus nuovo e io bella bella ai confini dell’Europa faccio yoga nei cortili. 

La prossima volta provo pure a mettere un bel selfie delle lacrime, ma ci vuole coraggio a mostrare il dolore.

Da un Ashram ad un Call Center

Considerazioni sullo Yoga e stili di vita odierni

Sono passati già 4 mesi da quando sono arrivata in Portogallo. Il tempo vola dicono ed è vero. Mi sento proprio come se fossi appena arrivata. A volte mi rendo conto di essere in una città nuova e mi chiedo: come mi sono ritrovata qua e come mai mi sento già così a casa?

E’ stata una decisione improvvisa quella di trasferirmi. Avevo tutt’altri piani. Dopo il mio meraviglioso viaggio in solitaria a giro per Asia e Oceania avevo già deciso il mio destino: trovare una comunità spirituale dove vivere per un po’. In Italia, per star vicino alla famiglia. 

Il problema è che le comunità spirituali sono più devote di me! La mia ricerca, e le forze dell’universo, mi avevano poi spinta all’Ashram con cui ho convissuto tutta la mia infanzia: Villa Vrindavana, il centro ISKON un tempo tra i più grandi di Europa proprio di fianco a casa di mia mamma. Un luogo immerso nel verde e nella bellezza, dove ormai pochi devoti vivono sereni con le loro mucche e una villa settecentesca (credo). Un tempio di ispirazione induista in mezzo alla Toscana con dipinti di Krishna all’Europea. Proprio in questo luogo sono diventata insegnante di yoga 3 anni fa.

Come rivoluzionare la propria vita in 5 minutii

Ho passato perciò l’estate in preparazione di questo grande passo. In me continuava ad agitarsi un dubbio: sono pronta a rimanere in Italia di nuovo per un po’? E soprattutto: sono pronta ad una vita spirituale?

Alla fine la risposta è arrivata mentre ero a Londra e cercavo nuovi clienti nel digital marketing (una delle mie professioni, principalmente quella che mi permette di comprare i biglietti aerei per viaggiare e pagarmi l’affitto). Come faccio da sempre, quando cerco non escludo mai nessuna opzione: un po’ perché sono fatalista, un po’ perché nella vita vorrei fare di tutto. Dato di fatto è che il destino sceglie per me strade sorprendenti (mi ha portato già in Kenya e in Turchia). Così, tra le candidature che ho mandato per professionisti multilinguistici, non mi sono fatta mancare Portogallo e Spagna

Qualche giorno dopo, ho ricevuto l’invito per una posizione a Lisbona in un progetto di Facebook. Bellissimo! Full-time. “Non so se ce la posso fare”. Vabbè, intanto il colloquio lo faccio. Il risultato arriva dopo pochi giorni. Il tuo colloquio ha avuto esito positivo, devi essere qua tra un mese. Ti diamo alloggio e training. Ti veniamo pure a prendere in aeroporto. 

E il mio istinto si fa sentire e mi sussurra che questa è l’opzione giusta per me in questo momento. Proprio come un soffio all’orecchio. Lo seguo fedele, come ho sempre fatto.

4 mesi in un Call Center: come fare yoga lavorando

Ed eccomi qua 4 mesi dopo. L’azienda per la quale lavoro si chiama Teleperformance e ha circa 10.000 dipendenti in Portogallo. Gestisce servizi di assistenza clienti e altre sorte di servizi in 35 lingue. Il mio piano contiene circa 200 anime. Dipendenti di ogni età e provenienza, che ogni giorno si siedono ad una scrivania davanti ad un computer con niente appresso se non le loro bottigliette di acqua senza etichetta e lavorano per 8 ore attaccati a degli schermi. 

Se qualcuno me lo raccontava che mi sarei ritrovata qua non ci avrei creduto. Ho addirittura dei pannelli attorno alla mia scrivania che mi impediscono di vedere i miei colleghi. 

Eppure, dalla mia modesta postazione, gioisco – con sorpresa- delle opportunità che mi presentano nella mia giornata lavorativa. 

  • Parlo tutte le lingue che conosco ogni giorno
  • Posso usufruire di acqua filtrata tutto il giorno senza consumare plastica
  • Trovo nuovi amici senza cercarli
  • Ascolto tante persone, risolvo i problemi e cerco di farmi capire al meglio

Come praticare yoga a lavoro

Questa è la prima volta che ho un lavoro full time da quando sono diventata insegnante di yoga. Anzi, da quando ho iniziato a insegnare ho gradualmente lasciato il lavoro di ufficio, spaventata da quella sensazione di prigionia che ne deriva. Direte voi: cosa cambia adesso che sei insegnante di yoga? Cambia tutto

Cambia il modo in cui penso al lavoro, il modo in cui interagisco e affronto le mie difficoltà. Non solo. Questa volta la scelta di essere in un lavoro full time è una scelta consapevole e volontaria.  Infatti, ultimamente insegnando yoga mi sono resa conto di quanto era ipocrita parlare di come disfarsi dello stress della giornata quando io stessa non sapevo più cosa volevo dire essere stressata oppure dover stare 8 ore al giorno davanti al computer. 

Avevo fatto nell’ultimo anno il passaggio che mi allontanava dalla vita “normale” così come la intendono molti per gradualmente dedicarmi solo allo yoga.

Al momento di scegliere se andare a vivere nell’Ashram di ISKON o andare a lavorare a Lisbona per un’azienda internazionale mi sono resa conto che la vita di Ashram si addiceva a me, ma una volta entrata sarebbe stato difficile tornare indietro.

Il lavoro invece che mi si proponeva era un’opportunità per trovarmi di nuovo a contatto con lo stress di cui tanto parlavo durante le mie lezioni e imparare ad applicare tutti gli insegnamenti che lo yoga ha portato nella mia vita  a contatto con la vita “normale”.

Una volta arrivata nella mia nuova stanzetta nella mia nuova città (quante stanzette ha già abitato questo corpo) ho preso dei post-it per ricordarmi ogni giorno cosa sto praticando in questo lavoro: 

  • Compassione: nel mio lavoro è essenziale sapersi mettere nei panni dell’altro. Non dare niente per scontato e non giudicare. Come il giudizio entra nella mia testa, diminuisce drasticamente la capacità di aiutare.
  • Umiltà: le persone mi contattano a lavoro per risolvere problemi, ma a volte la soluzione non ce l’ho seduta stante. Sento l’ego che picchia forte e vorrebbe far finta di sapere tutto e subito e non mostrare mai le debolezze. Respiro e cerco di ricordarmi che nessuno è perfetto e l’umiltà è la migliore fonte di apprendimento
  • Pazienza
  • Concentrazione
  • Distacco: da tutta la rabbia, frustrazione, arroganza che a volte le persone ti gettano addosso.

Così ogni giorno che siedo al mio computer e ricevo richieste di persone che non conosco: mi armo di pazienza e compassione e ascolto, condisco il tutto con concentrazione e umiltà e mi metto nelle loro scarpe per aiutarli al meglio a risolvere, all’occorrenza cerco la mia capacità di distaccarmi e non assorbire le energie negative. 

Lavorare improvvisamente diventa una palestra per essere una persona migliore, ogni giorno.

Come va? Alti e bassi. Momenti in cui mi sento orgogliosa di ciò che riesco a fare e momenti in cui vorrei fuggire via.

Ma sono felice, ed estremamente grata, per tutto quello che ho modo di praticare ed apprendere. 

E lo yoga lo pratico sul mio balcone circondato da palazzi di periferia. Per tornare ad insegnare, aspetterò ancora un po’!

L’illuminazione è quando l’onda si rende conto di essere l’oceano stesso

Thich Nhat Hanh

Le Aspettative Sugli Altri: Come Superarle

Le Aspettative: come non lasciarsi ingannare da quello che la nostra mente si aspetta.

Alla nostra mente piace progettare e proiettare. E lo fa in maniera ingenua: vuole risparmiarci tempo e cerca a suo modo una linearità nella vita, che la renderebbe più semplice. Purtroppo però, quello che la nostra mente proietta e progetta non corrisponde necessariamente con la realtà e a volte queste aspettative non mantenute finiscono per romperci il cuore. Pensate a tutte le volte che i vostri amici, partner o parenti non si sono comportati come avreste voluto! Abbiamo anche il coraggio di arrabbiarci in alcuni casi anche se gli altri non ci hanno promesso un bel niente e le nostre aspettative sono solo frutto della nostra mente! 

Le aspettative altro non sono che la rappresentazione di come, secondo noi, dovrebbero andare le cose. Peccato che queste rappresentazioni a volte non prendono minimamente in considerazione che ci sono fattori che non dipendono da noi e comportamenti che appartengono agli altri che sono coinvolti in questa rappresentazione futura su cui non abbiamo influenza.

Atteggiamento positivo e aspettative

Che siano aspettative sugli altri, su cose che ci accadono o su noi stessi, le aspettative ci aiutano poco nella vita di ogni giorno! 

C’è una bella differenza infatti tra il portare avanti un atteggiamento positivo verso il futuro e avere un progetto ben pensato e costruito su un certo lato della nostra vita (che comunque si può rivelare poi non applicabile) e aspettarsi qualcosa dagli altri o da se stessi, soprattutto se queste aspettative non prendono in considerazione affatto la realtà delle cose. 

Un atteggiamento positivo è più efficace se portato avanti con una buona dose di distacco verso ciò che sarà e consapevolezza del fatto che non tutto dipende da noi. Questa presa di coscienza è molto importante per sentirci un po’ meno “super-uomini” e un po’ più umani. Nella società di oggi si celebra molto il successo e l’arrivismo, e molto meno la tranquillità e l’accettazione. Anzi, nel concetto moderno di “accettazione” esiste una connotazione negativa, di arrendersi e non saper lottare. Di fatto ci sono situazioni e situazioni e a volte l’accettazione può portare solo gioia

Come liberarsi dalle aspettative?

Si può vivere senza proiettare aspettative sugli altri e su noi stessi? È possibile non avere aspettative verso i propri parenti, i nostri partner o i nostri amici? Sicuramente un minimo di “aspettativa” ci sarà sempre. Ci aspetteremo di essere amati dalle persone che ci stanno vicine. Il problema è sempre quello della relatività: chi decide cosa vuol dire essere amati? Come sappiamo che “la quantità” e la “qualità” di amore che ci aspettiamo siano possibili per gli altri? 

Un grande nemico dell’aspettativa è la consapevolezza che tutti percepiamo le cose in maniera diversa! Perciò quello che per una persona può essere una prova d’amore, per un’altra può essere una bazzecola! Prendiamo l’esempio più superficiale: un mazzo di fiori per qualcuno può essere un grande gesto di amore e per altro semplice romanticheria! Usare il cellulare mentre si siede a tavola per qualcuno è segno di disinteresse, per l’altro può essere semplice abitudine! Non puoi mai sapere come gli altri interpreteranno le tue azioni, così come gli altri non sanno come tu interpreterai le loro!

Il miglior modo perciò di vivere le proprie aspettative è di riconoscere innanzitutto quando qualcosa ci delude e chiederci cosa esattamente ci ha deluso. È stato qualcosa che qualcuno ha fatto che realmente ci porta danno o semplicemente si discosta da come noi ci saremmo comportati o come avremmo voluto che la persona si comportasse?

Il secondo modo è di rendere palesi i nostri bisogni e i nostri desideri! A volte ci aspettiamo che gli altri capiscano quello che vogliamo ma la verità è che ciascuno è immerso nella propria vita e nei propri guai e non abbiamo il tempo (o almeno ci sembra di non averlo) di osservare e ascoltare l’altro, per cercare di percepirne l’indole e la propensione! Alla base di questo  “egocentrismo” che ci porta a guardare a noi stessi e poco agli altri finiamo per non capirci e trovarci in situazioni di conflitto. 

Il terzo trucco è anche di chiedersi quanto le aspettative che riponiamo negli altri riguardano gli altri o noi! Abbiamo bisogno di particolari cure e attenzioni? Chiediamoci cosa ci è successo durante il giorno e di cosa ci ha portato a sentire così in cerca di conferme e cerchiamo di trovarle in noi stessi piuttosto che negli altri! 

A volte, chi fa per se fa per tre! 

Il Grounding: camminare a piedi scalzi

Ovvero i benefici di camminare a piedi nudi

In questo viaggio che ho appena concluso, ho avuto un sacco di occasioni per camminare a piedi nudi.

Prima di tutto perché agli australiani piace un sacco camminare a piedi nudi, e perciò quando potevo mi sono adattata.

Seconda di poi perché ho vissuto per un mese in un centro yoga in campagna, dove stare senza scarpe veniva molto facile, se non del tutto naturale! Non c’erano strade che avessero bisogno di scarpe!

Ho poi continuato per templi induisti e buddisti, dove le scarpe sono assolutamente vietate.

A Bali in realtà sarebbe buona norma togliersi le scarpe solo per entrare nei negozi e nelle case, e tenerle per camminare in strada, così da non portare lo sporco nei luoghi chiusi. A dire la verità, anche lì le ho portate poco, soprattutto perché ero spesso in spiaggia, oppure a fare yoga.

Dolori e piaceri di camminare a piedi nudi

Ho avuto modo di sperimentare tutti i piaceri e i dolori di camminare a piedi scalzi.

Tra i piaceri: il saper sentire cosa calpesto! L’erba, la terra, la sabbia, la pietra. Sentire il contatto con la pelle e le diverse sensazioni nel piede. Tra i dolori: sassolini, leggenti e quant’altro che ferisce (anche se il fatto che in Oceania i pruni non esistono rende le cose molto più facili).

Camminare a piedi nudi per ritrovare l’equilibrio

Inoltre, per me che soffro di equilibrio instabile, camminare a piedi scalzi è un buon modo per sentire dove metto il piede e potermi fidare del terreno che pesto, mentre invece quando cammino con le scarpe la sensazione che ho è quella di non sapere bene come appoggiare il piede. Infatti, camminare a piedi nudi un buon esercizio per mantenere allenate e sveglie tutte le terminazioni nervose che ci sono nel piede. Un’altra cosa bellissima del camminare scalza è il piacere di sentire la natura: il calore del suolo a seconda dell’ora del giorno e della temperatura. Tutte cose che ormai ci siamo un po’ dimenticati

Grounding come terapia

One footprint on sand with small shells

Poi, leggendo qua e là, ho scoperto che camminare a piedi scalzi è diventato di moda e che ha anche un nome, ovviamente preso in prestito dall’inglese:

il “grounding”, da “ground”, terreno, suolo, ma anche base. Il “grounding” si potrebbe probabilmente tradurre letteralmente “tenere a terra”.

L’argomento a favore di questa pratica è quello di favorire una connessione ormai perduta tra uomo e terra. 

Se ci pensate è pur vero che la maggior parte della nostra vita la viviamo con le scarpe ai piedi (tranne quando dormiamo ovviamente).

Che sia una cosa di moda o no, vi consiglio di uscire e camminare un po’ a piedi scalzi nei vostri giardini, nei campi, in spiaggia, e perché no, anche sull’asfalto! 

Attenti alle brutte cose che gli altri umani lasciano in giro però! Da questa parte del mondo, questa terra l’abbiamo contaminata ben bene putroppo!

Come meditare: breve guida pratica alla meditazione

Ci sono tanti motivi per cui si arriva ad esplorare la meditazione. Il primo pensiero normalmente ai giorni d’oggi è: sono troppo stressata/o, ho bisogno di meditare.

Da questo pensiero poi si inizia a cercare le risorse per “imparare a meditare”. La verità è che meditare è un processo molto “semplice”: piuttosto che impararlo c’è bisogno di dare inizio ad una nuova abitudine. Non c’è veramente bisogno di sapere niente per meditare, basta trovare un punto di inizio e una certa regolarità! Infatti, i benefici della meditazione iniziano a farsi sentire quando si pratica per un po’ di tempo.

Ci sono tanti motivi per cui si arriva ad esplorare la meditazione. Il primo pensiero normalmente ai giorni d’oggi è: sono troppo stressata/o, ho bisogno di meditare. Da questo pensiero poi si inizia a cercare le risorse per “imparare a meditare”. La verità è che meditare è un processo molto “semplice”: piuttosto che impararlo c’è bisogno di dare inizio ad una nuova abitudine. Non c’è veramente bisogno di sapere niente per meditare, basta trovare un punto di inizio e una certa regolarità! Infatti, i benefici della meditazione iniziano a farsi sentire quando si pratica per un po’ di tempo.

Come iniziare a meditare

Ci sono tanti miti attorno alla pratica della meditazione. Primo fra tutti, che bisogna essere persone inclini a meditare! Come prima cosa, per iniziare a meditare, è meglio liberarsi da questa idea, essere gentili con se stessi e permettersi il tempo semplicemente di provare, senza tanti giudizi verso se stessi e le proprie attitudini. Non ci sono infatti tecniche complicate da imparare né nessuna teoria da sapere. La meditazione è solo una questione di pratica!

 

Per iniziare a meditare inizia semplicemente a “riservare” un momento della giornata a questa pratica. Puoi iniziare con pochi minuti (5, 7, 10) e creare un appuntamento regolare con questa pratica. Di cosa avrai bisogno? Idealmente di un luogo abbastanza silenzioso, comodo, senza distrazioni.

 

Una volta che hai trovato il tuo spazio, trova la tua posizione. Comoda, ma non troppo, perchè l’obiettivo non è dormire, ma poter trovare una posizione in cui riesci a stare ferma/o per la durata della meditazione.

 

Chiudi gli occhi, porta la mente al momento presente e al tuo respiro.  

 

Se preferisci iniziare con delle meditazioni guidate, puoi trovare molte risorse gratuite online. Sul mio canale youtube puoi trovare delle semplici meditazioni per principianti gratuite.

Come meditare: breve guida pratica alla meditazione

Il luogo adatto per meditare

Per la mia esperienza, la cosa più difficile a volte è trovare il luogo adatto per meditare. Prima di tutto, sarebbe meglio se in questo luogo non ci fossero telefoni, cellulari o strumenti che inducono a distrazioni in generale.

 

Per tutte le mamme ad esempio o le persone che vivono con la famiglia, può essere utile chiedere alle persone che vivono con te di non disturbarti per qualche minuto.

Per tenere la mente nel presente e nel corpo infatti bisogna trovare un po’ di pace da tutte le cose che dobbiamo o vogliamo fare durante la nostra giornata e creare una sorta di “bolla” attorno a noi dove possiamo rimanere in ascolto del momento presente.

 

Come meditare: breve guida pratica alla meditazione

Il momento giusto per meditare

Un po’ per evitare distrazioni, un po’ perché idealmente la mente è ancora fresca e libera dai pensieri della giornata, la mattina presto è un momento perfetto per meditare! Infatti, è anche ottimo per ovviare al problema di trovare il tempo e lo spazio nella vita familiare. La mattina presto prima che gli altri si sveglino ad esempio è il modo giusto per trovare un po’ di solitudine.

 

Ovviamente, qualsiasi altro momento del giorno è buono per meditare! Si può meditare durante la pausa di lavoro, o mentre i figli dormono, o in qualsiasi momento libero della giornata in cui normalmente siamo abituati a cercare “svago” nella televisione, in una telefonata con un amico  o qualsiasi attività che “ci distragga”.

momento giusto per meditare

La tecnica giusta per meditare.

Ci sono tantissimi modi di meditare! Dalla meditazione zen, a quella trascendentale, la meditazione tantra, la meditazione vipassana, la meditazione mindfulness e tante altre!

 

Il mio consiglio è di iniziare da una semplice meditazione seduta e focalizzata sul respiro, per poi muoversi su altre tecniche una volta che abbiamo imparato a creare spazio per il nostro respiro e la nostra concentrazione.

 

Il vostro obiettivo non è tanto quello di “fermare” la mente, ma piuttosto decidere dove è la vostra mente. Idealmente, semplicemente nel tuo corpo e nel tuo respiro, ma lentamente, una volta che la pratica farà parte della vostra vita, potete anche “giocare” a spostare l’attenzione su degli oggetti, dei luoghi, delle persone. L’importante è cercare di abituare il nostro cervello a “uscire” dalla modalità di “pensatore automatico”, che ci porta a pensare in ogni momento a qualcosa. In questo modo, diamo un bel momento di pace ai nostri pensieri, calmiamo il nostro sistema nervoso e impareremo a lasciare un bello spazio vuoto dove le cose possono accadere.

Siamo tutti principianti

Bene, avete trovato il vostro spazio, il vostro tempo, avete imparato a chiudere gli occhi, portare l’attenzione al respiro e cercare di mantenere la mente al presente…Ci siete! State meditando! Non c’è tanto da imparare giusto? Cercate di meditare almeno una volta a settimana (ma ogni giorno ovviamente sarebbe la cosa migliore), siate compassionevoli con voi stessi e se vi distraete facilmente semplicemente abituatevi a riportare la mente nel respiro e nel corpo.

 

Se avete bisogno di più dettagli, continuate a seguire il mio canale youtube! Cerco di tenerlo aggiornato e caricare spesso meditazioni nuove!

 

Buone meditazioni a tutti!

Yoga Barn Ubud Bali Indonesia