5 consigli di mindfulness quotidiana

Mindfulness è diventato una parola piuttosto di moda negli ultimi anni.

Un termine inventato da Jon Kabat-Zinn, biologo e professore presso l’Università del Massachussets che, a fine anni ‘70, sviluppò un protocollo per introdurre la meditazione come strumento della medicina moderna. A tale scopo, la spogliò da tutte le connotazioni spirituali, in modo che potesse essere di facile approccio in Occidente. Le pratiche di mindfulness fondamentalmente sono pratiche di consapevolezza e concentrazione sul presente e io personalmente le adoro!! Anzi, è stato proprio a seguito di un percorso mindfulness (Mindfulness Based Stress Reduction, MBSR) che ho deciso di fare il mio primo corso per insegnare yoga. Se siete interessati, vi consiglio di approfondire! Questo è quello che ho fatto io, insieme alla Dott.ssa Marika Nuti!

 

Adesso, in realtà la cosa più bella è portare la consapevolezza nella nostra quotidianità. Ecco 5 consigli per portare più consapevolezza nella vostra vita!

 

1 – Mangiare mangiando

Come mangiate di solito? Quanto tempo vi concedete? E soprattutto, cosa fate mentre mangiate? C’è chi legge, chi guarda la tv, chi guarda il telefono, chi ama mangiare in compagnia e fare due chiacchiere. Spesso a lavoro succede, purtroppo, di mangiare di fretta e senza realmente prestare la minima attenzione al gesto. Anzi, mangiamo solo perché abbiamo bisogno di energia. Questa pratica mindfulness è semplicissima. Almeno una volta a settimana, assicuratevi di mangiare con consapevolezza. Osservate bene il vostro piatto, cercate di immaginarne i sapori, costruite i vostri bocconi con dedizione, sperimentate i sapori con attenzione. In questo modo, mangerete anche più lentamente, dando il tempo al vostro stomaco di mandare i segnali di sazietà al cervello! Sia mai che vi aiuti anche a stare più in forma!

 

2 – Disattivare il pilota automatico

Per chi di voi guida, avrete fatto caso come la maggior parte delle volte quando guidiamo non prestiamo la minima attenzione alla strada che facciamo, soprattutto se è un percorso che facciamo spesso, come quello da casa a lavoro o da casa nostra a casa del compagno-amico-genitore-fratello-sorella. Questa modalità di guidare in “pilota automatico” porta anche a seguire le distrazioni: il telefono, la radio, cercare di fare altre cose mentre guidiamo. Almeno una volta su 5, cercate di guidare portando l’attenzione alla strada, alle macchine attorno a voi, senza vivere il momento della guida come un momento di transizione di cui vediamo solo la meta. Guidiamo con attenzione! Non sia mai che per strada si trovino stimoli interessanti!*

 

* Variante per i non guidatori: portare l’attenzione al vostro percorso più abitudinario  in bici-autobus-a piedi.

 

3 – Ascoltare il respiro

Il re delle pratiche di consapevolezza e di meditazione: il respiro. La più banale delle pratiche, ma anche la più importante da incorporare nella propria vita. Il respiro è un processo spontaneo che compiamo all’incirca 16 volte al minuto. Da dove iniziare? Beh, avete mai pensato che è grazie al respiro che viviamo? Se non respirassimo il nostro cuore si fermerebbe e così tutto il nostro corpo. Quale motivazione migliore per celebrare il nostro respiro concedendoci almeno un minuto al giorno per notare il nostro respiro. Non abbiamo bisogno di fare niente di speciale: solo cercare di percepire l’inspirazione, la breve sospensione, l’espirazione. Cercate il movimento del respiro nel corpo: la cassa toracica, l’addome, la gola. Ascoltate il ritmo e i momenti di apnea. I momenti migliori? Quelli di attesa! Invece di scalpitare, lasciarvi prendere dallo stress o dalla fretta, provate ad ascoltare il respiro!

 

4 –  Ascoltare profondamente

Normalmente, quando ascoltiamo qualcuno, pensiamo ad altro. Prima di tutto iniziamo a formulare la risposta, così da non avere tempi di silenzio quando l’interlocutore avrà finito di parlare. In secondo luogo, spesso ci vengono in mente cose relative a quello che ci viene detto che riguardano quello che ci è successo, quello che dobbiamo fare oppure anche le nostre emozioni riguardo alla cosa di cui si parla. Altre volte, siamo semplicemente disattenti e pensiamo ad altro. Bene, almeno una volta a settimana prova ad ascoltare qualcuno con tutto te stesso/te stessa. È semplicissimo da spiegare ma può essere difficile da fare. Lasciate che il vostro interlocutore parli e ascoltate ogni singola parola. Cercate di non formulare giudizi, risposte, idee, connessioni. Cercate di ascoltare e basta, come se voleste ricordare tutto quello che viene detto!

 

5 –  Ascoltare le emozioni

Questo esercizio richiede un po’ di pratica alla consapevolezza. Diciamo che è un po’ più “avanzato”, ma può cambiarvi veramente la vita, soprattuto se soffrite di attacchi di rabbia o se siete molto volubili. Per riuscire ad ascoltare le nostre emozioni durante la giornata, dobbiamo prima di tutto essere in grado di riconoscerle. Ad esempio in quei momenti dove siamo invasi da una sensazione di fastidio e intolleranza verso tutti e tutto, ci fermiamo un attimo e cerchiamo di capire da dove viene questa sensazione. Prima di tutto: cosa sentiamo esatattamente? E come si riflette al di fuori? Cosa stiamo comunicando inconsciamente e perchè? Una volta identificata la sensazione e l’emozione a questa legata, possiamo prenderci qualche momento per “assaporarle”. Il passo successivo? Lasciarle andare!

 

Questi sono 5 esercizi di mindfulness molto semplici alla portata di tutti! E casomai potrebbero anche fare comodo in queste feste natalizie per affrontare i nostri vari ritrovi con i parenti e i tanti appuntamenti sociali! Buon inizio 2019 a tutti!

Le vie dello yoga: la consapevolezza

LA CONSAPEVOLEZZA COME PRIMO PASSO 

Una vecchia leggenda Visnuista narra di un tempo in cui tutti gli uomini erano potentissimi Dei. A causa del loro ego smisurato abusarono della loro Potenza Divina al punto di spingere Brahma, capo degli Dei, a prendere la decisione di togliere loro la scintilla divina e nasconderla dove non l’avrebbero mai trovata…
questo punto sorse un grande dilemma: quale luogo ha la caratteristica di essere così difficile da raggiungere da essere un ottimo nascondiglio? Vennero riunite a consiglio le altre divinità per valutare il problema appena sorto. Dopo aver riflettuto bene sulla questione, dissero: “Seppelliremo la divinità dell’uomo in fondo alla terra”.

Brahma prontamente obbiettò: “No, non basta, perché l’uomo scaverà e la troverà”.
Allora gli Dei risposero: “Bene, allora affonderemo la sua forza nell’oceano più profondo”

Ma Brahma si oppose ancora: “No, perché prima o poi l’uomo esplorerà le profondità di ogni oceano e la riporterà in superficie”.

Allora gli dei minori conclusero: “Non sappiamo dove nasconderla, perché sembra che non ci sia alcun posto sulla terra o nel mare dove l’uomo non potrebbe eventualmente raggiungerla”.
Così a Brahma trovò la soluzione: “Ecco cosa faremo con la divinità dell’uomo. La nasconderemo nell’unico luogo in cui non la andrà mai a cercare: nelle profondità del suo stesso essere.

Da quel momento, conclude la leggenda, l’uomo è andato su e giù per la terra, arrampicandosi, tuffandosi, esplorando e scavando, per cercare qualcosa che invece aveva sempre racchiusa in Sé. 

Cosa ci insegna questa leggenda? Che cerchiamo con affanno fuori quel che in realtà sta dentro di noi. E allora perché è così difficile vederlo?

Pensiamo alla quotidianità della vita moderna: noi tutti siamo sempre affaccendati con il lavoro, la vita domestica e i nostri compiti in base al nostro ruolo nella società. Spesso siamo così presi da questi compiti che non ci soffermiamo neanche un istante. Facciamo tante cose senza realmente porre l’attenzione in alcuna di queste azioni. Guido, ma non mi accorgo neanche di guidare, mangio, ma velocemente, perché devo fare altre cose dopo. Mi arrabbio, sono felice o triste quando ho tempo, ma non vi pongo attenzione. Non mi chiedo perché provo queste sensazioni né che forma hanno. Le vivo passivamente. Lascio che siano loro a prendersi possesso di me.
Poi improvvisamente, quando finalmente ci fermiamo, veniamo colti dalla paura: quale è il senso di tutto questo? Faccio tante cose, e come mai sento ancora questo vuoto?
Senza saper trovare la risposta, il giorno dopo saremo di nuovo affannati dietro ai nostri impegni, fino alla prossima volta che rimarremo di nuovo soli e senza niente da fare e ci assalirà di nuovo la domanda: chi sono io?

Cosa possiamo fare per andare oltre questa domanda?

Cosa succederebbe ad esempio se mentre vado in macchina a prendere mio figlio che esce da scuola ponessi veramente attenzione a quel che c’è attorno a me? Le persone che camminano per strada, gli alberi nella città, le aiuole, la pressione dei miei piedi sui pedali. Cosa succederebbe se mentre mi faccio la doccia ponessi veramente l’attenzione all’atto di lavarmi? Cosa succederebbe se mentre mangio il mio cibo preferito mi prendessi il tempo di sentirne il gusto come se fosse la prima volta?

Piano piano mi renderei conto che tutte quelle cose che do per scontato durante la giornata sono infinitamente più belle e interessanti di quanto mi accorga normalmente. Qualcosa è cambiato nel mondo esterno? No, sono soltanto io che ne sono finalmente consapevole di quello che normalmente vivo passivamente.

Ed è proprio da questa consapevolezza che può iniziare il viaggio verso il nostro vero io. Finché siamo immersi fino al collo da tutti i nostri impegni cercheremo sempre al di fuori quello che possiamo trovare solo dentro di noi, perché crediamo di poter vedere solo quello che è fuori.

Fermarsi….prendere consapevolezza: che sensazione nuova! Da qui il passo sarà più facile. Un appiglio molto utile per trovare consapevolezza è una delle cose che facciamo sempre, ogni secondo, e che non possiamo fare a meno di fare. Si tratta del respiro. Ponendo l’attenzione sul respiro posso tornare all’unica cosa che mi lega al presente: questo corpo. La mia mente può essere nel futuro, i miei pensieri nel passato, ma il mio corpo è qui, adesso, ora.

Un esercizio semplice: mi fermo, prendo consapevolezza del momento e lascio spazio al silenzio, tenendo fuori quello che è fuori e avventurandomi dentro di me.

Lo yoga, grazie alle sue posizioni che richiedono presenza e consapevolezza, ci permette di sospendere il flusso continuo di pensieri per concentrarsi sul momento: su cosa sto facendo e sulla consapevolezza di come lo sto facendo, ascoltando i miei blocchi fisici e risalire ai miei blocchi interiori. Dallo yoga sarà più facile passare alla meditazione. La meditazione è la sospensione dei desideri e dei pensieri per ascoltare semplicemente il presente. Distaccandosi dalle cose che normalmente ci tengono legate al mondo fuori, possiamo abbandonarci alla nostra guida interiore. È solo quando sarò in grado di fermarmi e pensare al qui ed ora che potrò prendermi il tempo e la concentrazione necessaria per andare alla ricerca del mio vero io.