Camminare verso casa

Storie di disabilità e di come affrontarle.

Ieri sera ero appena uscita dall’appuntamento che ogni 15 giorni ho con una donna molto paziente che ascolta i miei piccoli drammi e mi aiuta a gestirli (chiamata secondo la sua professione “la mia psicologa”). 

Erano le 19 e non faceva molto freddo, il che non è cosa tanto ordinaria in questo inverno freddo e piovoso. Ho iniziato a camminare e ho sentito quella voglia un po’ scordata durante questi tempi di confinamento sociale di camminare senza meta. In questo periodo però non vivo in città e dove vivo posso al massimo camminare 10 minuti per fare il giro di tutto il paese. Ma non volevo proprio prendere la macchina e interrompere la spinta che sentivo dentro.

Dal piccolo paese dove vivo mi sono incamminata quindi verso la casa dove sono cresciuta, in campagna e a pochi chilometri di distanza, dove vive ancora la mia famiglia. Mi sono chiesta come sarebbe stato arrivarci a piedi, piuttosto che in macchina come faccio di solito percorrendo le curve senza neanche accorgermene dato che le conosco così bene che mi sembra che le ruote le assecondino come se pure loro si fossero abituate. 

Questa strada l’ho percorsa con lo scuolabus quando ero piccola, in motorino da più grande rischiando la vita guidando in stato di ebbrezza. (Non lo rifarei mai più, sapendo oggi quanto è bella la vita che avrei potuto non vivere). In bicicletta, con paura per le macchine che mi sfrecciavano accanto e godendomi il paesaggio attorno per quel che potevo. 

Non l’avevo mai percorsa a piedi, di notte, una sera d’inverno. 

Mi sono posta il problema dell’assenza di illuminazione, dell’assenza di marciapiedi

Mi sono posta il problema che ultimamente non riesco a camminare per 500 metri a volte, a causa della sclerosi multipla. Mi sono immaginata la faccia di mia mamma preoccupata se mai fossi riuscita veramente a raggiungere quella porta e i suoi commenti riguardo all’assurdità della scelta. 

Allo stesso tempo, mi sono venuti in mente tutti quegli attimi di follia avuti durante i miei viaggi. Tutte quelle volte che senza neanche pensarci mi sono lasciata andare a situazioni, strade, treni senza sapere minimamente dove mi avrebbero portata, mentre ero così lontana da casa da non poterla raggiungere se non con 3 giorni di volo in alcuni casi. Mi sono ricordata di tutti gli stupendi paesaggi che hanno accolto la mia camminata maldestra.

Ho pensato tra me e me che era proprio un controsenso aver paura di fare una strada che conoscevo così bene sapendo esattamente dove mi avrebbe portato. Così ho deciso di fare qualcosa che ancora non avevo mai fatto in vita mia: andare a piedi verso la mia casa d’infanzia. 

Il dono di saper camminare

Saper camminare è una cosa meravigliosa e misteriosa. Non ci avevo mai pensato fino a pochi anni fa. Adesso, riesco a camminare finchè le gambe non si stancano, poi semplicemente non so più camminare. Mi chiedono spesso gli amici che mi vedono zoppicare dove mi fa male. La verità è che non fa niente male. Semplicemente, i piedi non sanno più seguire il ritmo e il tronco si inizia a muovere in maniera scordinata, come un burattino con le gambe di legno. 

“Non ci si accorge mai di ciò che abbiamo finchè non si perde” non è mai stato detto così appropriato. Non posso fare a meno di ricordare con malinconia le montagne percorse a piedi in Kenya né le passeggiate infinite per la città di Istanbul. Mi rattristo sempre un po’ sentendo le storie di chi può fare camminate, pellegrinaggi e cammini. Quando qualcuno mi chiede se voglio andare a fare una passeggiata, declino l’invito con delle scuse. Ma per quanto tempo posso nascondere la mia nuova realtà? 

Accettazione e perseveranza

La mia vera domanda è quando e se questa realtà cambierà. Voglio pensare che potrò ancora camminare quanto voglio, con chi voglio, dove voglio. Ma se così non fosse non potrò che accettare che non tutto in questa vita è come lo vogliamo. 

Sono arrivata sulla soglia di casa. Ci ho messo un’ora e mezzo a fare 4 chilometri. Mi sono dovuta fermare tante volte, perchè le gambe non facevano che inciampare. In diversi momenti ho pensato semplicemente di chiamare la mia famiglia per farmi venire a prendere. 

Ho voluto però fare ciò che devo fare normalmente quando vivo lontano da chi mi può aiutare. Fermarmi, pazientare e riprovare

Che grande semplice lezione. 

Se non ti riesce, fermati, pazienta e riprova.