La pulizia: tra India e mondo occidentale

La gestione dei rifiuti in Occidente

Mi sento sempre strana quando pulisco casa, infastidita dal fatto di buttare  via la mia spazzatura. Come se spostandola fuori casa sparisse. Mentre raccolgo la polvere, i capelli, gli imballaggi quotidiani vari mi chiedo sempre: li raccolgo per spostarli fuori e mantenere la mia casa pulita, ma anche fuori è casa mia. L’acqua, l’aria, la terra che assorbiranno questi rifiuti sono l’acqua, l’ aria e la terra del pianeta dove vivo: la mia casa.

Quando buttiamo via la spazzatura abbiamo l’idea di liberarcene. Dal momento che varca la nostra soglia per andare nel cassonetto non è più affar nostro, Eppure non scompare. Torna ai nostri campi, alle nostre acque, all’aria che respiriamo ogni giorno.

E io rimango perplessa di questo modo di spostare il problema altrove, dove non lo vediamo e non ci riguarda più (o almeno così ci pare).

In India

Ecco in India questo problema di ipocrisia non esiste. La spazzatura si butta ovunque, anche proprio davanti casa. Anzi, chi vive in zone remote si occupa dello smaltimento dei propri rifiuti da solo: bruciandoli solitamente. Tanto che la spazzatura diventa un tutt’uno con la natura e cola ai lati delle strade, come l’acqua durante la stagione dei monsoni. Si decompone a velocità lentissima tra i cespugli, fondendosi con gli strati della terra e quando capita qualcun la brucia, lasciando diffondere nell’aria quell’odore inconfondibile di plastica bruciata che di fatto contraddistingue le città indiane, insieme al profumo degl incensi che i negozianti accendono davanti ai loro negozi.

La terra di mezzo

Eppure neanche questa modalità mi convince. Neanche l’onestà di tenersela sotto gli occhi la propria spazzatura. Anzi, mi repelle, mi indigna, Cosa ne vorrei fare allora di questi rifiuti che ci circondano? Vorrei non doverne produrre così tanti. Vorrei che il mercato ci offrisse la possibilità, a prezzi modesti, di acquistare prodotti senza tanti imballaggi, a scapito della paranoia dell’igiene. Anzi, vorrei che alle aziende fosse proebito di usare certi tipi di imballaggi. Vorrei la smettessimo di produrre capsule per caffè per fare il caffè più velocemente e “come al bar”, yoghurtini minuscoli in barattolini di plastica, prodotti per lavare in flaconi usa e getta.

Vorrei la smettessimo di crearci problemi, con l’illusione di renderci la vita più facile. O forse beati loro che non ci pensano a queste cose e vivono al momento, pensando che tanto ala fine il mondo è grande e madre naura se la sa cavare. Madre natura sì, ma forse noi no,